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Il discorso fu interrotto più volte dagli applausi ma soprattutto dagli slogan che commentavano le parole più significative: «Fascisti carogne, tornate nelle fogne», «Il proletariato non ha nazione, internazionalismo, ri-vo-lu-zione!» e l'immarcescibile "El Publo-unido-jàmas-serà-vencido!" Insomma sembrava di essere alle soglie di una rivoluzione. Invece il liceo artistico era solo alle soglie di un trasloco. Basta sapersi accontentare.

Prima delle festività natalizie infatti il liceo artistico ottenne una nuova sede. Insomma per dire il vero nuova è un po' esagerato. Diciamo un'altra sede. Era l'edificio di un ex-convento, detto della Maddalena nel cuore antico della città, lasciato libero dallo spostamento del pregiato liceo classico e concesso a noi. Le scuole hanno sempre avuto un peso diverso e se “un chilogrammo” di liceo classico pesava come “un chilogrammo di liceo artistico”, il peso specifico era molto, molto diverso. L'edificio era pieno di fascino, costruito attorno ad un chiostro centrale e unito con due ponti sospesi all'adiacente Convitto. Era dotato di un imponente scalone che portava ai piani superiori e aveva una corte interna. Aveva solo un piccolo problema: era un rudere. Ma sapete qual è l'animale più forte in natura? Il leone? La tigre? L'elefante? No è il topo. Il topo mangia tutto, non muore mai, si adatta ad ogni condizione e ad ogni nefandezza. Noi eravamo i topi della scuola di quegli anni. Brutti, sporchi e cattivi ma vispi come topolini. Ci prendemmo l'edificio che gli studenti del pregiatissimo liceo classico, i futuri avvocati, notai e medici della città, ci lasciarono.

In quei giorni non si parlava che del trasloco. Ma naturalmente ognuno ne parlava a suo modo. Il professor Borsieri si sdilinquiva per parlarci delle prospettive dell'architettura democratica, erano infatti quelli gli anni di Magistratura democratica, del cinema democratico, della medicina democratica ecc. ecc. Non esisteva scienza umana che non avesse una componente democratica. Così sentii parlare per la prima volta di progettazione partecipata. Cos'era? In sintesi estrema (dote assai rara in quegli anni), la progettazione partecipata era che ognuno potesse dire la sua e l'architetto, dopo aver ascoltato tutti, faceva come gli pareva.

Al professor Borsieri venne la brillante idea di coinvolgere, nella progettazione degli spazi del futuro liceo due classi: la mia, la 1^B e la nostra classe rivale, che come accadeva in tutte le scuole della Repubblica non poteva che essere la 1^A. La prima riunione avvenne nella sala blu. Il docente di disegno geometrico e architettura della 1^A era il professor Franco Brugliano, detto Bru- Bru a causa dell'aspetto curato della persona e del birignao della parlata, architetto molto conosciuto in città e persona “alla moda”. 

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