Nei primi giorni di quel piovoso e freddo novembre Lalla De Ambus era più attiva che mai, non per nulla era la leader degli studenti del liceo artistico. Lei parlava come un libro stampato così dicevano tutti (anche se non avevo mai sentito un libro che parlasse). In quei giorni a causa di un furibondo litigio tra le Belle e maledette e le Consapevoli del proprio ruolo fui eletto rappresentante di classe. Come sia potuto accadere un fatto tanto improbabile è presto detto. Le due fazioni della classe si scontrarono in maniera epica. Le Consapevoli sostenevano un'azione politica incalzante che non riguardasse solo l'ambito scolastico ma che portasse gli studenti a fianco dei lavoratori nella lotta di classe, mentre le Belle vivevano nel loro iperuranio di rivoluzione e poesia e non volevano sentir parlare di fabbriche e tute blu. La sintesi è sempre stata il mio forte. Ed io cosa c'entravo? Visto che durante le numerose assemblee di classe nessuna delle due componenti riusciva a predominare sull'altra si decise di optare per una terza forza, neutra rispetto alle altre due componenti e così, dopo parole grosse e citazioni che andavano da Mao Tse Tung a Bob Dylan ecco che una delle Belle, Maurizia Stroppa, volse lo sguardo verso di me e disse: «Ci occorre qualcuno al di sopra delle parti; anzi al di sotto delle parti. Qualcuno che non abbia una precisa posizione su nulla, che non ragioni per schemi preconcetti, qualcuno che non abbia ispirazioni ideologiche di sorta, insomma una nullità. Avevamo pensato a te...». Io lusingato da tanta considerazione rimasi un momento in silenzio fino a quando il mio compagno Franz mi mollò un calcio su una caviglia dicendomi di accettare. E così accettai. In fondo ero l'espressione della volontà dell'intera classe (non quella della lotta, ma la 1^B, la differenza tra le due classi in realtà non l'avevo ancora capita bene). Così divenni “rappresentante di classe” e mi preparavo a partecipare al mio primo “intercollettivo”.
La riunione dell'intercollettivo si teneva all'Istituto tecnico industriale “Ettore Villa”, una scuolaccia di futuri tornitori che però indossavano quasi tutti pantaloni Facis. Io però ormai appartenevo ad una casta privilegiata, "gli artisti" che indossavano solo Levi's, che leggevano Umberto Eco e che appendevano in casa quadrati bianchi su fondi bianchi, altro che tornio. Lalla De Ambus prese subito la parola per dare le dritte di cosa sarebbe successo il 20 novembre e diede alcune indicazioni operative circa il viaggio in treno verso Torino.
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