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Un oggettino poco vistoso che fece stralunare tutta la classe tranne che le Sorelle Materassi che invece erano molto compiaciute di aver trovato una donna di gusto con la quale sarebbero certamente andate d'accordo. Ma non era finita lì. Poiché dalla borsa di Mary Poppins, come subito ribattezzò la professoressa il mio compagno Franz, uscì anche un tritacarne e vari cartocci di macelleria. Il problema era che la professoressa Emilia Ferrarese aveva un cagnolino, Trinacria, alla cui salute fisica la Ferrarese teneva molto (avrebbe dovuto tenere anche alla sua salute mentale, ma questo è un altro discorso), quindi il povero cagnolino poteva solo mangiare carne macinata fresca. La macinatrice veniva posizionata sulla cattedra e la Ferrarese con massima nonchalance cominciava l'operazione di tritatura. La Ferrarese mi chiese perché la guardavo con tanta attenzione ed io, ormai con una mia autostima artistica e politica chiesi se quella macchinetta fosse una citazione colta della Macinatrice di cioccolata di duchampiana memoria. Ma la Ferrarese non colse la similitudine e in siciliano stretto sbotto in un «...Cu fu?!» A questo punto le due componenti della classe si spaccarono in due come su tutte le grandi questioni: dal divorzio all'Apartheid.

Da una parte le Belle e maledette che colsero la vena poetica della professoressa Ferrarese così bohemien e nature, mentre le Consapevoli del proprio ruolo gridarono al complotto delle destre. Il dibattito si animò a tal punto che dall'altro angolo della sala blu il professor Bardi non riuscì a trattenere un «Ma codesta figliola l'è la figlia scema del beccaio di San Frediano?». La professoressa Ferrarese non si scompose e allungò una mano lercia di sangue e frattaglie e sbattendo le palpebre, sorrise lascivamente al Bradi dicendo «Piacèèrè, Emiliaaaa...» Ormai per le Consapevoli non c'erano dubbi, la Ferrarese era un'infiltrata dei servizi segreti, un'agente di Scelba, una provocatrice mandata al liceo artistico per distogliere gli studenti dalla rivoluzione proletaria. La classe era divisa solo Franz sembrava avere su di lei un'opinione precisa. Franz Mauer, il mio compagno, per strane vicende del destino era nato a Treviri, la città di Carlo Marx e di Marx aveva adottato molte massime come quella che diceva che ogni problema filosofico si risolve in una soluzione pratica, infatti disse: «È una scema.»

Le Consapevoli insistevano per la presa di posizione. La presa di posizione non era un colpo di karate, né di nessuna altra arte marziale, era solo una montagna di parole per dire che c'era qualcosa che non volevamo, allora s'usava così. C'era una presa di posizione su tutto e quindi ci fu anche sulla professoressa Ferrarese. 

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