Ma era buio, Franz disse che sarebbe a diventato ancora più buio se non ci fossimo decisi su come metterci. Tutti dissero la loro e gli schieramenti furono subito chiari: da una parte le Belle e maledette e altri cani sciolti, dall’altra le Consapevoli che erano per un posizionamento più militante, tipo quello dei “cordoni” nelle manifestazioni. Per le Sorelle Materassi non ci sarebbero stati dubbi, le avremmo messe dietro a tutti. La bagarre andò avanti per un po’ fino a quando la Perfida Tasso, che in alcune occasioni oltre che perfidissima diventava risolutiva, disse: «Adesso basta! Adesso restate tutti come siete e tu Bongo scatta ‘sta cacchio di fotografia altrimenti vi caccio tutti fuori a calci!». E così Fabrizio Bongo Rangoni premette sul flessibile dello scatto e la Hasselblad 1600 F fece “Clack”, sì fece “Clack” quella era una macchina seria. C’erano tutti Lalla De Ambus, Roby Paganelli detta la Rouge, Simonetta Barbierato detta Ciclostile, Marco Birbanti detto Mocio con il pugno chiuso, le Belle e maledette con le “mirette” nei capelli, Noemi Pencherle abbracciata a Manuele Biancofiore detto Che Guevara che impugnava la bandiera cubana da una parte e la chitarra dall’altra tanto da sembrare un manifesto di Woodstock. Poi le professoresse Milva Pino e Maria Teresa Durante accanto a Paolo Faustino Belletti detto il Maestro. Nelle prime file, Enza Molinari detta Baguette abbracciata a Tiziana De Collibus detta Ibarruri, a fianco a loro molte delle Consapevoli del proprio ruolo, Luigi Mondini detto il Luserta sotto braccio a Libero Borsieri con la pipa in bocca, poi Franco Brugliano detto Bru-Bru, Fernando Tortiglioni detto Hare Krisnah, Sidol, Salvatore Pescofiorito, Cristina Bencivenga detta Limousine, il professor Orlando Ravanelli lo scultore in doppiopetto che teneva un braccio intorno alle spalle a Luca Zaccagnini detto Elvis. Davanti, in un angolo, Desirée ed Evelina Ragni, ovvero le Sorelle Materassi e subito dietro il professor Sebastiano Masselli detto lo Scrittore. Restammo tutti immobili e zitti come mai eravamo stati in quattro anni. Se fossimo stati in un film la macchina da presa si sarebbe librata in volo con un dolly e si sarebbe allontanata mostrando a volo d’uccello la 4^B di quel 1977; avrebbe ripreso dall’alto il cortile del liceo artistico di Via Micca e avrebbe mostrato i tetti della città per poi inquadrare la grande pianura, le Alpi e la Francia, avrebbe indugiato su Parigi vista dall’alto da dove si sarebbe visto emergere il Centro Pompidou che ospitava l’Orinatoio di Duchamp e Matisse, Leger, tanti altri e come in un famoso disegno di Saul Steinberg si sarebbe visto l’Oceano Atlantico fino a New York dove si riconoscevano il Guggenheim di F.L. Wright e il MoMa e dove c’era Jasper Jones, Andy Warhol e le Demoiselles d’Avignon, tutto quello che avevo imparato a conoscere al liceo artistico...
Ci abbracciammo e ci salutammo, quegli anni, come tutti gli altri, non sarebbero più tornati, ma era stato bello passarci dentro. Spuntò qualche lacrima e Franz rivolto al folto gruppo disse: «Sarà davvero triste non vedervi più. Da domani la vita ricomincia e ricomincia in un modo molto diverso da come è stata negli ultimi quattro anni. Saremo tutti più soli e separarmi da voi è per me davvero triste ma sarebbe stato ancora più triste non avervi mai incontrati. Ma non è questo che volevo dirvi. Quello che volevo dirvi è andate tutti a cagare», dimostrando ancora una volta che, come diceva la Gestalt, l’insieme è molto di più della somma delle parti.
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