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Dovevo ponderare bene la risposta perché immaginavo già la reazione dell’impiegata della biblioteca. «Frequento l’Istituto Tecnico Industriale “Ettore Villa” e Johannes Baader è un famoso tornitore tedesco, l’inventore del tornio a filettatura incrociata...», mi sembrava plausibilissima come risposta. La poveretta impazzì passando una ad una le schede del repertorio per autori aprendo e chiudendo i cassetti con la delusione stampata in volto. «Non c’è questo Johannes Baader, ma sei proprio sicuro che esista?». Ero sicurissimo che fosse esistito e che avesse scritto Quattordici lettere a Cristo ma se avessi detto che cercavo un libro che si intitolava in quel modo avrei perso anche quel pochissimo di credibilità che la bibliotecaria, per dovere, mi aveva concesso. Ma la sgamatissima bibliotecaria mi incalzò: «Ma sei proprio sicuro che sia un tornitore tedesco? A me non sembra proprio che tu sia un futuro perito industriale. Guarda che nella vita bisogna sempre dire la verità!». Mi stavo chiedendo perché dovessi dissimulare la verità solo per fare una ricerca per la maturità. E così decisi di “confessare”: «Sì, ha ragione, faccio l’artistico e Johannes Baader è un teorico del dadaismo che ha scritto Quattordici lettere a Cristo». La poveretta mi guardò interdetta e disse: «Ah ecco mi sembrava che tu fossi uno di quei matti dell’artistico. Belle porcherie vi insegnano in quella scuola! Fossi stato mio figlio non ti avrei certo mandato in quel covo di matti. Comunque questo Baader qui non c’è, noi siamo una biblioteca seria e questo qui, certo serio non era per aver tempo di scrivere simili stupidaggini.», sentenziò senza possibilità di replica. Ci sarebbe voluto Franz, io ero più educato ed anche un po’ timido e non mi restava che la rassegnazione non avendo la possibilità di andare a casa e cercare su Google o nel mare magnum del web. La vita dello studente era molto più dura (ma anche quella della bibliotecaria).

Con grandissima fatica riuscii a mettere insieme una specie di apparato iconografico fatto di ritagli di vecchie riviste d’arte che mi aveva regalato Monia, qualche sparuta fotocopia (che allora erano ancora fatte su carta fotosensibile, leggermente gommosa), riproduzioni di opere fotografate da Borsieri in qualche esposizione in giro per l’Europa. Insomma un discreto numero di illustrazioni in un’epoca e in una città in cui non era facilissimo trovarne. 

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