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L’estate era arrivata e il caldo della pianura ottundeva la mia capacità di studiare. Rivalutavo le strampalate teorie di Montesquieu, con quel caldo micidiale e con le zanzare, nella mia città non avrebbe mai potuto nascere il Dadaismo, ma del resto io dovevo solo studiarlo. Sebastiano Masselli lo Scrittore, intanto, ci invitò a casa sua per mettere a punto gli ultimi dettagli sulla nostra preparazione. Non ci saranno state le e.mail ma comunicare con i nostri docenti era molto più semplice ed enormemente più “umano”. Andare a casa degli insegnanti, era un’abitudine abbastanza consueta al liceo artistico; se non era l’abitazione era lo studio o l’atelier. Anche in questo, il nostro liceo non aveva paragoni. Non credo proprio che i miei coetanei che frequentavano l’austero Istituto tecnico industriale “Ettore Villa” fossero mai stati a casa di un loro insegnante, nemmeno a casa di un impiegato o di un bidello. Masselli invece ci invitava spesso, così come Monia mi aveva invitato nel suo fascinosissimo studio-biblioteca. Masselli abitava in una casa antica, Villa Massa. Era l’antica dimora di una delle famiglie più conosciute della città, era opera di un celebrato architetto neoclassico che noi avevamo studiato sul “Carli Dell’Acqua” prima e poi sul famigerato “Argan”. Entrare in Villa Massa era un po’ come entrare in un museo e la casa di Sebastiano Masselli era un museo nel museo. Lui ci riceveva nella sua biblioteca dove gli scaffali, alti fino alle volte affrescate del soffitto incutevano timore solo a guardarli. In autunno, quando non riusciva a finire un argomento durante le lezioni mattutine, era solito invitarci a casa nel pomeriggio. Ci offriva vino e castagne e ci leggeva i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci; noi ci sedevamo dove capitava, sui tappeti con le gambe incrociate, sui tavoli, sui divani polverosi e pieni di libri. Non dico che somigliasse alla Scuola di Atene ma certo non sembrava nemmeno la scuola media della preside “sciancata” dove avevo imparato solo ad avere paura dei miei professori. Masselli leggeva poche righe e si fermava a commentare. Naturalmente il commento era molto più esaustivo delle poche righe lette. Il professor Sebastiano Masselli era un grande professore. Su quella casa, così piena di mistero e costruita da un architetto massone, molti anni dopo ci scrisse un libro che lo portò agli onori della cronaca letteraria. Ma c’è di più, divenne uno scrittore famoso, vinse il premio Strega ed ebbe molti riconoscimenti, tra questi l’indicazione alla candidatura al premio Nobel per la letteratura, avanzata proprio dalla Svenska Akademien, l’Accademia Svedese.

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