Il primo di luglio una folla vociante riempiva la piccola via Micca. Eravamo noi. Inutile fare l’appello, tutti presenti. La temperatura della palestra alle ore otto era già consona ad una cottura a fuoco lento. Ci posizionammo nei grandi banchi che avrebbero dovuto servire anche per la successiva prova di architettura. Ero a metà della fila, accanto a me Roby Paganelli detta la Rouge e dall’altra parte Manuele Biancofiore detto Che Guevara. Dopo le operazione di consegna delle buste da parte di agenti di pubblica sicurezza alla Perfida Tasso (in Italia era la polizia a portare le tracce del tema, e questo la dice abbastanza lunga), cominciò la prima prova dell’esame di Maturità dell’anno scolastico 1976/1977. Le tracce (anche il termine “traccia” aveva un non so che di poliziesco e di indagatorio), erano quattro, come da tradizione. La prima era di carattere letterario, la seconda di carattere storico, la terza era un argomento di attualità e l’ultima variava a seconda dei tipi di scuola, per noi era un tema di storia dell’arte. Sarebbe stato troppo scontato puntare sulla storia dell’arte e siccome la Maturità era fatta anche di sottili giochi psicologici avevo preferito il tema sull’attualità, che non cimentarmi in una prova di argomento artistico, in previsione dell’orale, dove di arte avrei parlato abbondantemente. L’attualità di quel periodo verteva quasi esclusivamente su un solo argomento: il terrorismo. Il 1977 era stato un anno terribile: scontri di piazza, scioperi, contestazioni, ma soprattutto, riassumendo in due parole chiave “Autonomi” e “Terroristi” ed era prevedibile che il ministero volesse proporre ai giovani maturandi un tema sull’argomento. Tema rischiosissimo che costringeva ad esporsi. Non eravamo all’Essere o non essere, ma poco ci mancava. Bisognava schierarsi, come si diceva: rinnegare anni di lotte e “prese di coscienza” oppure spendere qualche parola a favore di quel Movimento che stava naufragando in preda ai deliri di onnipotenza dei terroristi. Oggi si direbbe che era una sfida, allora era solo un tema. Presi il foglio, guardai verso le travi di legno del soffitto della palestra e tutto d’un fiato scrissi per due ore filate.
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