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Ma, con mia grande sorpresa a rimpiazzare i compagni di classe furono i miei insegnanti: Monia, Borsieri, Bardi che aveva addirittura rimandato la partenza per Firenze perché disse che non voleva perdersi la mia interrogazione «Magari anche per farsi due risate», aggiunse tra il serio e il faceto. Anche Manuela Tasso, detta la Perfida era tra i presenti. Sebastiano Masselli invece, nostro membro interno, sedeva tra i membri della commissione e mi fissava, quasi timoroso di quello che avrei potuto dire.

L’interrogazione di storia andò via spedita, tra Congresso di Vienna e moti insurrezionali del 1820-21; più che un’interrogazione una piacevole conversazione con il commissario di italiano e storia detta il Drago. In realtà più che ad essere io San Michele, fu lei ad essere poco drago. Si dimostrò interessata alla mia esposizione e addirittura sembrava guardarmi con gli occhi dolci o almeno quella fu la mia impressione. Al termine dell’interrogazione di storia fu la volta del commissario di storia dell’arte, l’Azzurra. Come di prassi mi chiese di cominciare con un argomento a piacere; non ebbi dubbi: Giovan Battista Piranesi. «Scelta molto particolare», disse lei già ben disposta ed incuriosita. «Come mai questo autore così insolito?», aggiunse cercando di fare una bella figura agli occhi dei colleghi. Dal fondo dell’aula, prima che potessi profferire parola, Franz fulminò tutti: «Perché non lo conosce nessuno, guardi che lui è furbo, mica come quelle quattro galline». Era vero, avevo studiato a fondo, molto a fondo alcuni autori e argomenti insoliti come Piranesi, Fragonard e Antonelli. Cosa li legava? Nulla, mi ero ispirato alle farneticazione di Paolo Faustino Belletti detto il Maestro che ci aveva detto qualche anno prima che «il filo rosso della storia dell’arte passa attraverso tre grandi nomi: Policleto, Rembrandt e Matisse». Volendo ed essendo molto, molto abili, avrei potuto trovare delle impensate ed impensabili connessioni anche tra Piranesi, Fragonard ed Antonelli. Non ce ne fu bisogno ma Monia, mi aveva sempre detto che le connessioni esistono sempre, basta trovarle. L’Azzurra però restò letteralmente stordita dal mio fendente, tanto che dopo pochi minuti della mia esposizione dell’opera di Piranesi, mi disse che poteva bastare e mi invitò a discutere brevemente la mia tesina. «Mi ha sorpreso molto che lei abbia trovato il tempo di elaborare una tesina così corposa; ma quel che mi ha stupito è che lei ha saputo approfondire le tematiche del Dadaismo che è un movimento assai complesso». La strada era tutta in discesa.

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