uno di quegli episodi che nella vita si raccontano ai figli e ai nipoti quando si è all’ospizio. Luigi Mondini si presentò con un pullover blu di lanetta leggera e camicia color carota che urlava che il povero Luserta di cose estetiche aveva sempre capito poco e, come già gli aveva rimproverato da tempo Giorgio Monia, se indossava certe porcherie, non si comprendeva come avrebbe potuto capire Piet Mondrian, al massimo avrebbe potuto dire qualcosa circa i Nabis ma ci sarebbe stato poco da illudersi. Sembrava anche dello stesso parere la commissione esaminatrice che iniziò a torturarlo con uno studio di funzione, visto che il Luserta si sentiva particolarmente ferrato in matematica. Fu uno strazio. La commissaria di matematica, un cuore tenero e dallo sguardo simile a quello del Luserta e che Franz aveva soprannominata la Volpe, in contrapposizione con quella di italiano e storia, detta il Drago, per via del suo aspetto poco attraente, cercò di dare la colpa di quella defaillance all’emozione e al caldo, una spiegazione che è sempre andata bene in tutte le epoche e in tutte le parti del mondo (meno che in Alaska).
Dalla seconda materia del Luserta, storia dell’arte, ci si sarebbe aspettati una boccata d’aria e Luigi Mondini infatti, sembrava molto più sicuro di sé tanto che la commissaria di storia dell’arte, soprannominata da Franz, l’Azzurra per via del colore degli occhi, sembrava accondiscendente verso l’argomento a piacere che stava esponendo Luigi Mondini. Peccato che, alla seconda domanda dell’Azzura, il Luserta diede il meglio di sé su un argomento all’apparenza, più che abbordabile: le caratteristiche della pittura di Antonio Canal detto il Canaletto, che secondo Luigi Mondini detto il Luserta non erano poi così specifiche in quanto disse in maniera piuttosto stringata che era di Venezia e fin qui, eravamo nel quasi-ovvio. Non aggiunse gran ché a parte che era “molto preciso” nei suoi paesaggi e che dipingeva utilizzando la camera ottica che suppongo il Luserta pensava essere una stanza con un cannocchiale. Alla terza domanda la catastrofe fu totale, l’Azzura, un po’ carognescamente, chiese al povero Luserta se non avesse mai sentito parlare della Macinatrice di cioccolato di Marcel Duchamp. Era ovvio a tutti, docenti, compagni di classe, segretarie, bidelli e vigile urbano in servizio davanti alla liceo, che Luigi Mondini mai e poi mai avrebbe potuto rispondere ad una domanda del genere.
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