Avevo sempre fatto così, senza pensarci troppo, troppo pensiero faceva morire la scrittura, me lo ripeteva spesso Sebastiano Masselli.
Scrissi di molte cose che avevo visto passare davanti ai miei occhi in quei quattro anni al liceo artistico. Non era stato però “uno specchio della società”, come si dice in questi casi, era stato specchio solo di una parte di essa, quella dove mi ero trovato a vivere. Mi sono reso conto, molti anni dopo, che per molte persone il 1968 o il 1977 o probabilmente qualsiasi periodo della storia, è stato uguale a tutti gli altri. Si tratta dei “poveri di spirito” ma non quelli di cui è pieno il Regno dei Cieli, ma quelli che quaggiù hanno sempre attraversato tutto con la massima indifferenza, pensando solo a sé stessi. Nel tema parlai di loro come di Toni Negri, di Dario Fo, come del ministro Cossiga, condannai allo stesso modo il terrorismo spietato delle Brigate Rosse e l’indifferenza colpevole della società piccolo borghese. Insomma, vista la mia età e visti l’aderenza delle tematiche trattate, potrei affermare che si trattò di un buon tema. Ne fu conferma il fatto che anche lo scrittore Sebastiano Masselli, nostro “membro interno”, lo indicò alla commissione esaminatrice come uno scritto maturo, «Come le banane di Andy Warhol», ribadì Franz.
A proposito di Franz, fu la seconda prova, quella di architettura, a vederlo protagonista assoluto ed elemento dirompente e destabilizzante. Il primo dei tre giorni della prova, Franz era assente. Non ci capacitavamo, le Belle lo piangevano già come un eroe che aveva deciso di scomparire al momento decisivo della battaglia, le Consapevoli lo consideravano un vile, le Sorelle Materassi erano sollevate poiché finalmente avrebbe avuto la giusta punizione, Manuele Biancofiore suo grande amico non si dava pace; non erano tempi in cui le scuole ti venivano a cercare, se non c’eri, eri assente e peggio per te. Tutti gli altri erano presenti e già sudati prima di cominciare ad appoggiare la punta del rapidograph sul foglio. Il tema era il progetto di un asilo per duecento bambini. Dopo l’apertura della busta contenente tutte le indicazioni tecniche su cosa dovesse contenere il progetto, il commissario esterno di architettura chiese se vi fossero domande o richieste di chiarimenti e Luigi Mondini detto il Luserta non si fece attendere: «Si possono fare anche duecento piccole costruzioni per bambini singoli?». Cristina Bencivenga detta Limousine, figlia di un architetto chiese di
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