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Prima di tutto quando si sogna non si guadagna e se non si guadagna non si mangia e se non si mangia si muore e noi siamo condannati a vivere», era un inguaribile ottimista. Ma se il servizio militare poteva aspettare, la cena di fine anno era davvero dietro l’angolo. Si scontrarono due scuole di pensiero: quella che diceva che avremmo dovuto festeggiare il nostro ultimo giorno insieme al ristorante o in qualche casa di montagna o del lago di una compagna ricca e chi sosteneva che avremmo dovuto fare qualcosa di assolutamente eccezionale. Naturalmente optammo per la cosa eccezionale, non era nemmeno necessario sottolinearlo. Ora si dibatteva su cosa fosse una cosa eccezionale. Non era tempi di Rave Party, né di Flash Mob e questo riduceva di molto il campo di azione. Bisogna poi ricordare che allora al termine “evento” veniva attribuito un significato preciso: era qualcosa di memorabile, che lasciava tracce nella storia, potremmo dire che lo sbarco sulla luna o la presa di Porta Pia erano considerati eventi. Franz propose di legare sui binari le Sorelle Materassi, ma anche in questo caso non si sarebbe trattato di un evento ma di un semplice assassinio premeditato. Così toccò a dar fondo all’immaginazione. Ma io un’idea ce l’avevo, ed era un’idea piuttosto precisa: avremmo preso parte ad un happening. Lo proposi alla classe nell’ultima assemblea. Avevo le idee chiare. Forse influenzato dalle chiacchierate che avevo fatto con Françoise Millet alla Galleria Fuxia, avevo colto nell’happening l’unico modo degno di festeggiare la fine del nostro corso di studi. In particolare avevo pensato ad un reading che coinvolgesse anche i nostri docenti. L’idea era quello di dare vita ad una pubblica lettura con cena (magari concerto finale). Era evidente che essere stato per quattro anni a contatto con Monia, Borsieri, Bardi, lo Scrittore Masselli, ma anche con le stramberie del Maestro Belletti, o con la voglia di “materia” di Luciano Gabardelli detto Sidol, aveva influenzato il mio modo di vivere ma soprattutto il mio modo di pensare. Era naturale che non potevamo accontentarci della cena con brindisi e abbracci. Buttai lì la mia idea durante l’ultima, svogliata assemblea di fine anno e, come sempre accadeva, si cominciò a discutere sul dove, sul come e sul quando. Sul dove fu presto detto, la serata si sarebbe potuta svolgere all’interno del cortile porticato della Galleria Fuxia che era a pochi passi dal liceo, proprio sotto l’imponente campanile della Basilica del Santo patrono della città. 

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