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scrisse: «Asilo per figli di architetti ricchi». La commissione era, per usare un termine fuori moda, “costernata”. Borsieri invece, sorprendentemente, gongolava: ex tempore perfette, progetto altrettanto, relazione ironica, tanto bastava per essere provocatori con garbo e lasciare basita la commissione. Solo il presidente, un austero docente di italiano, dopo aver ammirato il progetto fece un appunto sulla relazione chiedendo spiegazioni a Franz Mauer su cosa volesse intendere con quella definizione. Ma Franz era un osso duro: «Vuol dire che se si chiama un architetto per fare un asilo o si hanno soldi da buttare via oppure i bambini sono ricchi». Era difficile spuntarla.

Il mio elaborato del progetto era di buon livello ma nulla di eccezionale. Io ero convinto che a diciotto anni non si possa progettare una costruzione convincente e lo spiegai chiaramente nella relazione finale. Le Belle e maledette se l’erano cavata senza infamia e senza lode, le Consapevoli del proprio ruolo costruirono un “asilo socialista” con tanto di sol dell’avvenire su un pannello decorativo nella mensa dei bambini. Luigi Mondini detto Luserta e Manuele Biancofiore detto Che Guevara, avevano scopiazzato il progetto da Corso di disegno di Leonardo Benevolo. Le Sorelle Materassi piangevano: la prova non era stata terminata. Franz rideva.

Tra gli scritti e gli orali venivano comunicati i voti. In architettura il voto più alto lo prese Franz il più basso Cristina Bencivenga detta Limousine, la figlia dell’architetto ricco. Pensai che la giustizia esisteva e lo dissi a Franz, lui però pensava che «la Limousine aveva sempre una bella carrozzeria ma che disegnava col culo». Non era mai molto convinto di ciò che faceva, ma sempre convintissimo di ciò che diceva. Il mio voto fu piuttosto buono ma quello di italiano fu ancora meglio, il più alto di tutta la classe col risultato di essere odiato da tutti i “compagni” di classe e anche da molti “compagni” che però non erano della mia classe (sociale). Naturalmente i maschietti se ne fregavano altamente del mio bel voto, a parte Franz che diceva che avrei dovuto «fargliela pagare». Adesso era tempo della volata finale che ci avrebbe portati al colloquio orale su due materie. Era prassi che per farsi un’idea dell’interrogazione si assistesse a quelle dei compagni che sarebbero stati interrogati per primi e il primo ad essere interrogato fu Luigi Mondini detto Luserta seguito da Roby Paganelli detta La Rouge e via via tutti gli altri. L’interrogazione del Luserta fu 

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