Dopo le abbandonati libagioni ci toccarono un paio di “Locomotive”, tre versioni di Satisfaction e poi “bocche di rose” a profusione, decine di “acque chiare” e tutto ciò che aveva in repertorio Manuele Che Guevara Biancofiore, Lou Reed e Velvet inclusi. Ormai erano sbronze anche la Sorelle Materassi che oltre che essere paonazze strillavano come la povera Regan ne L’esorcista. Anche la Perfida Tasso aveva abbandonato il ruolo di can buldog e sembrava divertirsi un mondo. Monia, Borsieri, Bardi e Masselli erano stati prudenzialmente separati prima di sedersi a tavola per evitare che Roland Barthes o Bruno Zevi prendessero posto delle risate e dei cori. Insomma fu una bella serata di cagnara e compresi che era vero: il re è nudo. Masselli lo Scrittore lo aveva sempre sostenuto, «Dia retta a me, davanti ad una bottiglia di barbera anche la semiotica va a farsi benedire». Arrivammo tutti a casa sani e salvi e fu anche stipulata la pace tra Franz e le Sorelle Materassi che addirittura avrebbero voluto baciarlo ma fu salvato da Luigi Mondini detto Luserta che si immolò al suo posto (anche se dopo vomitò ma forse era stato il vino).
La tesina sul dadaismo filava spedita, la macchina Antares Parva non mi aveva tradito, almeno finora. Fare una ricerca sul dadaismo nel 1977 e, naturalmente, anche prima, non era come fare una ricerca oggi. Me ne rendo conto anche mentre racconto questa strampalata storia dei miei anni e di quelli del mio liceo artistico. Ho tutto a disposizione: date, immagini, circostanze; l’unica cosa che il web non mi offre è la mia storia personale e le battute di Franz. Nella ricerca avrei voluto inserire qualche cenno a Quattordici lettere a Cristo di Johannes Baader, personaggio che mi aveva molto affascinato e così animato dall’entusiasmo adolescenziale mi avviai verso la biblioteca civica della mia città. Avrei voluto cercare tutto il materiale esistente sul dadaismo. Già all’ingresso l’addetta al prestito dei libri mi aveva guardato di traverso per via del fatto che a lei il termine “dadaismo” era sconosciuto e le sembrava strano, anzi direi proprio sospetto. Gli studenti della città chiedevano in prestito libri su Tacito, Orazio, Dante, Manzoni, trattati di storia, di economia. Chi mai avrebbe potuto cercare libri sul “dadaismo”?! Mi fissò più volte e fu percorsa dal dubbio che la stessi menando per il naso. Quando poi precisai che in particolare ero interessato alle opere di Joahnnes Baader allora non si trattenne più: «Scusa ma che razza di scuola frequenti tu?».
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