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 Presi tra le mani il “malloppone” intitolato: Le vacche stanno sedute sul filo del telegrafo  ovvero Dada, il funerale dell’arte. Le vacche di cui si parla nel titolo era una citazione tratta da Dadaphone rivista fondata dai più noti esponenti del dadaismo, tra i quali Tristan Tzara, Marcel Janco, Hans Arp, Francis Picabia ed altri. La professoressa di storia dell’arte era in evidente difficoltà. Vedevo con la coda dell’occhio Giorgio Monia che si era tolto l’Habana dalla bocca, sentivo il ghigno sardonico di Libero Borsieri ed anche lo sguardo soddisfatto di Andrea Bardi. Erano i miei “numi tutelari”. In fondo dovevo tutto a loro. Davanti a me anche Sebastiano Masselli sorrideva leggermente. Terminai la mia esposizione e la commissaria di italiano mi disse che la prova scritta era quanto di meglio avesse mai letto in un esame di Maturità. Lesse agli altri membri della commissione d’esame una mia espressione che la colpì molto: «I terroristi hanno gettato infamia sul movimento operaio e sulle lotte degli studenti. Io resto convinto che si possa sparare anche con il teatro di Dario Fo...» Il mio esame finì in quel momento e quando mi alzai e mi girai loro erano tutti lì, compiaciuti e soddisfatti; Monia, Masselli, Borsieri, Bardi e anche Manuela Tasso. Ero stato di gran lunga il migliore di tutti, proprio io, quello dei pantaloni Facis. Franz disse «Oh finalmente li hai coperte di merda». Lui abitava, come me oltre il ponte della ferrovia.

In realtà non avevo mai nutrito nessun sentimento di rivalsa verso nessuno, ero capitato lì per caso e mi ero divertito per quattro anni. Presi il voto più alto di tutti, e non tutti la presero bene, ma fummo tutti promossi, per intervento della provvidenza anche il povero Luigi Mondini detto Luserta. Il giorno dell’esposizione dei risultati fu anche il giorno dei saluti e della fotografia di fine anno.

Non erano tempi di fotografi, men che meno al liceo artistico poi, dove le macchine fotografiche erano di casa. Fabrizio Bongo Rangoni era stato incaricato a “furor di popolo” di fotografare i maturandi di quell’anno. Nessuna divisione di classe, anche perché in quel remoto 1977 a sostenere la maturità furono solo due classi, noi la 4^B e i nostri nemici-amici storici della 4^A. Fabrizio Bongo Rangoni per un giorno lasciò a casa le percussioni e s’impossessò della Hasselblad 1600 F di Giorgio Monia munita di apposito cavalletto e la posizionò al centro del chiostro del liceo. 

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