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Beh, Franz non era né un qualunquista, né un cialtrone, né tantomeno uno stupido; era piuttosto un "bastian contrario" (oggi si direbbe un "antagonista"). Se qualcuno voleva mettersi in mostra, come facevano spesso le Consapevoli o le Belle, lui faceva esattamente il contrario.

Il secondo atto della coreografia andò liscia come l'olio anche perché metà della classe si addormentò. Al termine di Ziggurat dalla seconda galleria Franz urlava convinto «Bis! Bis!», mentre le Consapevoli lo guardavano con fiero disprezzo. Nel foyer Monia e Bardi facevano grandi gesti di approvazione, Borsieri sembrava spiegare qualcosa alla Tasso, noi uscivamo come dopo una seduta di chemioterapia.

Il giorno dopo, pensavamo di aver evitato il dibattito, ma bastò un attimo di debolezza durante una sosta in Campo San Polo, dopo la visita alla Scuola Grande di San Rocco che Monia si avvicinò e, come un aguzzino incarognito chiese «Vorrei qualche vostro giudizio circostanziato su Ziggurat visto ieri sera...». Tutti guardarono altrove, ma io, ormai divenuto il pupillo di Monia, incominciai una tirata su Stockhausen, Max Webern, l'atonalismo, la dodecafonia, Edgar Varése, John Cage con collegamenti che arrivavano fino all'Intonarumori futurista a Luigi Russolo e poi ancora alcuni cenni sui Ballet Russes su Nijnsky su Diaghilev fino a Maurice Bejart. Purtroppo non conoscevo l'organigramma del Teatro La Fenice, ma fu sufficiente per incantare classe e docenti. I miei compagni sembravano il popolo eletto dopo che Mosè fece scaturire l'acqua da una roccia, l'episodio dipinto dal Tintoretto che avevamo appena visto nella Scuola Grande di San Rocco. La Tasso minacciosa mi disse, che visto che sapevo tutto, mi avrebbe sistemato lei con la stechiometria e l'acido desossiribonucleico Chissà perché poi. Ma intanto la Repubblica di Venezia era stata conquistata.


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