Cesare Spagnolini, anche lui insegnante di figura disegnata prediligeva donne velate, con ventagli, mezze nude e un po' troie, come suggeriva Franz. Insomma quelli che avremmo potuto diventare anche noi se non avessimo seguito i consigli di Monia.
C'era anche un nutrito schieramento di scultori che insegnavano le materie figura modellata e ornato modellato. Come non ricordare Fernando Tortiglioni, scultore-guru, gran produttore di statue di Buddah, Siddharta, dee Calì e tutto l'olimpo delle religioni d'oriente. Franz lo chiamava Hare Krishna ma le Belle e maledette ne erano in costante venerazione (per l'occasione avevano sostituito le matite negli chignon con delle barrette di incenso).
Altro scultore-modellatore era Orlando Ravanelli, scultore in doppiopetto; mai visto senza il suo bell'abito blu notte, cravatta e pochette in tono, scarpe di vernice da gran sera. Praticamente un lord. Lui era "avanti", per lui la scultura era un fatto del tutto "teorico", il contrario di Michelangiolo Buonarroti, insomma. Orlando Ravanelli, neoplatonico al contrario, sosteneva che non fosse l'anima delle figure ad essere imprigionata nella materia, ma al contrario che era la materia a rompere i coglioni con tutta quella polvere, quei frammenti e, soprattutto, quella fatica. Ravanelli preferiva restare uno scultore teorico, aveva delle intuizioni plastiche, le elaborava, le trasformava, ma restavano tutte inesorabilmente sulla carta, ed era meglio così. Franz lo chiamava il croupier, visto il suo abbigliamento più adatto al Casino di Montecarlo che non a una cava di marmo.
A proposito di marmo invece, va citato uno scultore materico vero, convinto, con le mani distrutte dallo scalpello e la polvere di marmo sulla testa, Giuliano Gabardelli. Lui voleva portare le sue classi in gita solo a Carrara, anzi dentro le cave di marmo. Il suo abbigliamento preferito era la tuta da lavoro e il cappello di carta fatto col giornale. Scolpiva in continuazione figure gigantesche che poi non sapeva dove mettere. Terminate le opere le guardava e piangeva, tanto erano riuscite bene. Era la passione delle Consapevoli del proprio ruolo perché vedevano in lui l'ultima bandiera del realismo socialista. Fondeva anche piccole forme scultoree astratte alla Henry Moore del quale diceva di essere stato amico. Passava ore ed ore a lustrare ottoni e bronzi di quelle piccole composizioni. Franz lo chiamava Sidol
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