Giorgio Poldo attaccò con Eric Clapton, mentre Bongo Rangoni come morso da una tarantola percuoteva tutto il percuotibile compresa la custodia del piffero della Moffola.
Il pubblico si dimostrava paziente oltre ogni misura. Nelle prime file accovacciate per terra le Belle e maledette, a loro fianco le Consapevoli del proprio ruolo, in seconda fila tutta la sezione A con in bella mostra Marco Birbanti detto Mocio, Paoletto Morandi detto il Brillantina lo studente più figo del liceo. Mescolati tra gli studenti tutti i nostri insegnanti.
Finalmente qualcuno spense la luce e Bungiga accese un "occhio di bue" (a casa mia l'occhio di bue era un uovo nel padellino ma, ormai non avevo più i pantaloni Facis e parlavo come un intellettuale di sinistra anch'io). La palestra piombò in un'oscurità carica di attesa, piena di urla, fischi, applausi ritmati. Francesco Guccini arrivò seguito e preceduto dai miei compagni del servizio d'ordine che sembravano essere loro i protagonisti del concerto; Franz diceva che si era già rotto i coglioni (e in effetti si stava andando un po' per le lunghe). Quando arrivò sul palco con la chitarra in mano e l'eskimo addosso ci fu un boato ed io mi resi conto che avevo davanti una epifania (non quella che diceva l'Angelica per cui dovevo mettere Gaspare, Baldassarre, Melchiorre nel presepe; un'altra che avevo imparato a conoscere in questi anni di semiotiche e cortei). I compagni applaudivano freneticamente e lanciavano slogan contro la scuola dei padroni. Le Sorelle Materassi lanciavano sorrisi, Franz lanciava le Sorelle Materassi (sì perché, essendosi sistemate proprio davanti a lui le spintonò malamente per riuscire a vedere il palco). Andrebbe precisato che il palco era costituito da una decina di "bancali" e coperto dalla moquette blu ereditata dalla vecchia sede (bisognerebbe dire la mitica moquette blu). Il fondale del palco era un enorme murales (non erano tempi di Street Art), che riproduceva la copertina del primo disco degli Inti Illimani. Insomma tutto sembrava un'epifania e una vigilia rivoluzionaria. Invece era solo un concerto in un liceo occupato, ma la differenza non era poi molta.
Quando il clamore cessò, prese il microfono Enza Molinari detta Baguette che chiamava Guccini confidenzialmente col nome di battesimo: «Compagni, dopo quindici giorni di lotte, incominciate con l'occupazione del liceo da parte degli studenti dell'artistico e sostenuti da tutti gli altri studenti delle scuole della città, noi, come Movimento degli studenti nell'ottica di una dialettica unitaria con le lotte del movimento operaio, in appoggio a tutta la sinistra extra-parlamentare che in questi anni...». Insomma Enza Molinari stava rievocando a ritroso brevemente gli ultimi duecento anni di storia delle rivolte e delle rivoluzioni poiché, di quel passo, sarebbe arrivata nel giro di tre-quattro ore di introduzione alla presa della Bastiglia, a Robespierre, Danton e magari oltre.
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