Pagina 71

E qui l'anima della scuola si manifestò come accadeva sempre nei momenti "topici". Prese la parola Lalla De Ambus e con un'appassionata arringa degna di un principe del foro disse: «Noi non siamo come tutti gli altri. "Noi" siamo un po' come gli "ebrei" o "gli irlandesi", quelli che fanno storia a sé. Infatti. Sì perché in questa sonnacchiosa città, noi rappresentiamo la voglia di lottare per degli ideali. Quando "voi" sedevate nei banchi, "noi" sperimentavamo nelle camere oscure, quando "voi" ascoltavate Pascoli, "noi" arringavamo le folle, quando "voi" facevate la foto di gruppo "noi" suonavamo Jimy Hendrix, quando "voi" facevate il tema "noi" leggevamo "Andy Warhol",quando "voi" andavate in discoteca "noi" occupavamo la scuola. Quando "voi" andrete all'università, "noi" andremo a fare l'autostop. Naturalmente quando "voi" andrete a lavorare "noi" rimarremo disoccupati. Ma la differenza tra "noi" e "voi" è che noi riusciamo a dar vita ai sogni e questo lo facciamo anche con i nostri professori o non lo faremo con nessuno! ». Fu l'apoteosi. Un discorso che sanciva però anche una rottura (in quegli anni le rotture non davano fastidio, anzi erano molto "trendy"), con il resto degli studenti della città.

Per fortuna, per una volta Massimo Zak Zaccaria fu ecumenico e disse che studenti e professori erano su una stessa barricata e attaccò con la lotta di classe, la scuola dei padroni, e tutto il resto. Una cosa però era certa, ad ascoltare L'Avvelenata ci sarebbero stati anche i nostri professori che per una volta l'avrebbero subita non nella versione di Manuele Biancofiore detto Che Guevara ma da Francesco Guccini in persona.

Così tra un litigio e una presa di posizione si arrivò alla sera. Il concerto si sarebbe tenuto, naturalmente, in palestra. Il bivacco notturno fu rimosso e la palestra attrezzata con amplificatori e microfoni portati da Roberto Prinetti detto Bungiga, (quello della Fiat Cinquecento che guidava le manifestazioni). Tutti erano elettrizzati. Io uscii di casa appena dopo pranzo e l'Angelica mi disse di tornare a casa "diritto" appena finito il concerto. Io dovevo sempre portare a casa il resto quando l'Angelica mi dava dei soldi, andare con quelli meglio di me (non si capiva però bene, poiché se anche le mamme degli altri avessero detto di andare con quelli meglio dei propri figli, con me alla fine non sarebbe venuto nessuno, ma sorvoliamo) e poi, soprattutto, dovevo cambiarmi sempre la maglia intima, perché se mi fossi sentito male almeno non ero puzzolente. Così con un po' di soldi in tasca, con quelli meglio di me e la canottiera pulita, mi avviai verso il liceo.

La palestra era ormai off-limits, ma Roby Paganelli con un gesto del megafono fece fendere la folla come Dio fece aprire un varco nel Mar Morto al popolo d'Israele. 

Nessun commento:

Posta un commento