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Un giorno ci disse: «Vorrei ricordarvi che Attillio Marcolli decise di diventare architetto a sedici anni quando diresse i lavori dell'ex campo di concentramento di Bolzano.) E noi? E io? Cosa sapevo fare a sedici anni? Almeno le sorelle Materassi sapevano sorridere, io non avevo ancora capito bene quali studi avrei intrapreso o su quali marciapiedi sarei finito, ma di una cosa ero certo, ormai ero un militante del movimento, un intellettuale organico, un teorico dell'arte, quasi quasi direi anche un esteta. Franz diceva "vegna giò dal fic" che tradotto dal vernacolo locale significava più o meno "scendi dall'albero del fico dove ti sei andato a posizionare per renderti più visibile". Detto così aveva tutto un altro spessore.

A me Marcolli piaceva. Anzi mi piaceva Borsieri che leggeva e ci spiegava Marcolli. Ricordo che prima di mettere mano al volume Teoria del campo, Borsieri lesse da un appunto preso sul suo quadernetto una citazione": «Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare. Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato il tramonto!». Era una citazione di Gibran. Naturalmente eravamo tutti pronti alla domanda «Voi conoscete Gibran, vero?!». E naturalmente Borsieri era pronto a sentirsi dire le sciocchezze più varie; ma, naturalmente anche Franz era pronto a ribattere alle parole di Borsieri, così come Le Belle e maledette stavano già covando una battuta, le Consapevoli stavano coniando uno slogan, persino le Sorelle Materassi erano pronte a sorridere. Era una guerra di posizione, insomma. La classe ricordava una trincea che aspettava che il nemico sparasse il primo colpo. Ma il primo colpo lo sparò Luigi Mondini detto Luserta che disse: «Chi è l'Aurora?».

Borsieri cominciò ad eruttare fumo dalla pipa, gli occhi si rivoltarono come quelli di Regan nel film L'Esorcista che tutti in quegli anni andavano a vedere per stare male. Insomma, diciamo che la risposta del Luserta lo aveva leggermente imbufalito. Dopo essersi tramutato in Mr. Hyde, il professor Borsieri cominciò a leggere il Marcolli per due ore filate e alla fine disse: «Studiate da pagina 22 a pagina 144 e non rompete i coglioni, tanto con voi tutto è inutile!».

Spiace dirlo, ma allora il docente aveva un vocabolario ragionato dai termini da usare con la classe che andava molto oltre quello dell'Accademia della Crusca. Erano gli anni in cui "petaloso" non era ancora stato inventato e nel Dizionario dell'Accademia non si facevano troppo concessioni, quindi i nostri docenti più che al dizionario attingevano alle loro conoscenze personali, al linguaggio gergale di porti, postriboli, mercati (coperti e scoperti), fiere del bestiame. 

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