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Ormai se non eravamo proprio nel mito, eravamo a tutto diritto nella leggenda. Mi posizionai proprio accanto ad una delle due casse  acustiche appoggiate al "quadro svedese"; il mio compito era quello di sorvegliare una piccola porta che dava sullo stanzino degli attrezzi della palestra. Nel tardo pomeriggio la palestra era già affollata. Lalla De Ambus sembrava una figlia dei fiori all'isola di Wight; le Consapevoli secondo Franz sembravano delle figlie di puttana all'isola ecologica. Insomma c'erano tutti. Si poneva il problema dei gruppi di supporto per far passare il tempo prima dell'arrivo di Guccini senza che si cadesse nella tentazione del "dibattito".

Qualcuno propose Orlando Ravanelli, lo scultore in doppiopetto, in veste di presentatore, ma il "comitato di salute pubblica" presieduto da Roby Paganelli la Rouge cassò l'idea senza il minimo senso dell'umorismo. I primi ad esibirsi furono Graziano Giannoni, Paola Gallina e Domenico Mimmo Paoloni che avevano formato un gruppo che si chiamava Venus in Furs. La venere era naturalmente Paola Gallina e le pellicce, suppongo Graziano e Domenico per via delle barbe irsute e i capelli fluenti. Non sapevano fare nulla, tantomeno cantare ma, per fortuna, le introduzioni ai pezzi duravano dai venticinque ai quaranta minuti, cosicché il pezzo suonato diventava una mera formalità. Suonavano un improbabile rock "sassone", così dicevano, una via di mezzo tra La Lionetta e Lou Reed. Loro dicevano di aver suonato anche al Folk studio di Roma. Franz diceva che suonarono il campanello ma era chiuso.

Le Belle e maledette avevano preso parte alla stesura della "scaletta" proponendo anche una nostra compagna di classe vicina ideologicamente alle Sorelle Materassi; si chiamava Lorella Moffola ma Franz la chiamava Anita. Essendo la Moffola coinvolta in una questione di spaccio di sostanze stupefacenti, Franz diceva che in fondo era l'unica "eroina" che conoscesse. La Moffola suonava il piffero, ma le Consapevoli erano per la tutela delle minoranze e quindi si trovò un posto anche per il piffero. Il "comitato di salute pubblica" riuscì tuttavia a dissuadere Manuele Biancofiore dall'intonare L'Avvelenata per evitare confronti drammatici con il cantautore. Al suo posto, poco prima dell'arrivo di Guccini fu la volta di Giorgio Poldo con la sua Fender e Fabrizio Bongo Rangoni, inutile dirlo, alle percussioni. La palestra era il loro ambiente naturale. Prima delle assemblee, alle feste, durante l'occupazione, era sempre stata il loro habitat. In palestra facevano di tutto (tranne la ginnastica, ovviamente). 

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