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Guccini, vale la pena ricordarlo, faceva parte di quella schiera di cantautori cosiddetti “impegnati” che fecero la storia della canzone italiana di quegli anni e per i quali l’onta maggiore della quale chi faceva musica in Italia avrebbe potuto macchiarsi era partecipare al Festival di San Remo. Guccini come De André, Lucio Dalla, Francesco de Gregori, Claudio Lolli, Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco erano per antonomasia la musica di qualità in contrasto con la musica d’evasione, quella del Festival di Sanremo per intenderci.

E così nella mia scuola, dopo le parole di Monia, di Borsieri, di Bardi, di Pescofiorito, dopo le urla della Perfida Tasso, avrei ascoltato anche le canzoni di Guccini, per una volta non sbraitate da Manuele Biancofiore detto Che Guevara, ma da Francesco Guccini in persona; chi l’avrebbe mai detto che Via Pietro Micca si potesse trasformare in "Via Paolo Fabbri."

Il diciassette marzo Francesco Guccini suonò al liceo artistico occupato. La giornata fu lunga e convulsa. In città la notizia si era diffusa con una certa velocità pur non essendo i tempi di Facebook o di Whatsapp, erano comunque i tempi dei chiacchieroni e dei pettegoli davanti ai bar. In una riunione mattutina degli occupanti, Enza Molinari, Lalla De Ambus e Roby Paganelli diedero disposizioni per il concerto. Si cominciò dal servizio d'ordine, la cosa più improbabile che si potesse concepire al liceo, completamente disordinato. In quegli anni il servizio d'ordine era una fissazione. Solitamente i "servitori dell'ordine" erano presi tra i più scalmanati e tra i fautori del disordine. Io per esempio non avrei mai potuto far parte di un servizio d'ordine, prima per via dei pantaloni Facis, poi per via delle troppe teorie che avevo nella testa; il "servitore dell'ordine" doveva essere estremista ruspante, io ero un estremista di ritorno, costruito in laboratorio, per così dire, un esperimento di ingegneria genetica operato involontariamente da Borsieri, Bardi, Masselli e, soprattutto da Monia.

Alla riunione partecipavano anche studenti degli altri istituti, il più famoso dei quali era sicuramente Massimo “Zak" Zaccaria, denominato anche Anarchia. Era bello, occhio azzurro, capello biondo cenere lungo, tipo Jesus Christ Superstar. Era un fenomenale venditore di fumo e di giornali. Non intendo riferirmi alle sostanze stupefacenti, ma proprio al numero spropositato di parole con il quale riusciva a rimbesuire chiunque. Davanti alla scuola con un sola sistemata ai capelli e l'occhio languido riusciva a vendere centinaia di copie di "Umanità Nova", periodico degli anarchici; in città di anarchici ce n'erano diverse centinaia ma non in pari numero delle copie del giornale vendute da Zak solitamente alle ragazzine che, con un repentino cambiamento, passavano dalla lettura di "Ciao 2001" al terrificante "Umanità Nova". 

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