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Tutto questo per renderci partecipi del fatto che anche la scuola, come il calcio, non era affare per signorine (e su questo concetto le Consapevoli del proprio ruolo allestivano blocchi stradali).

E così studiammo il Marcolli, ma fummo torturati anche da Monia con una new entry, si trattava dell'indispensabile a suo dire, di Arte e percezione visiva di Rudolph Arnheim, e se la bestia nera per il Marcolli erano i "sette contrasti di colore" per Arnheim era sicuramente il "campo gestaltico". Vorrei che a spiegarvelo fossero le parole di Franz: «Il campo gestaltico è come una matrioska, dentro un campo ce ne sta un altro. Se pensi di aver visto tutto perché guardi solo il campo che hai davanti, senza considerare che è parte di un altro campo, vuol dire che non hai capito un cazzo».. Succinto, preciso, perentorio.

Sì più o meno si trattava di questo, ma solo un fine intellettuale, quale io stavo diventando, poteva rispondere a Monia, con tono confidenziale: «Professore è ben evidente che il tutto è molto di più dell'insieme delle parti, eh eh...». Monia mi guardava compiaciuto, si accendeva l'Habana e diceva che io ero il frutto ormai maturo del suo duro lavoro. La Sorelle Materassi non sorridevano più. Arrivò la primavera e con essa, anche a causa di tempo più mite, le lotte si intensificarono; del resto a parte la Rivoluzione d'Ottobre quasi tutto avvenne con la bella stagione, dalla primavera di Praga al maggio francese e su questo bisognerebbe interrogare Montesquieu (che non era un compagno di classe, ma uno che la sapeva lunga in materia di climi e accidenti del genere). Anche al liceo artistico in primavera arrivò la rivoluzione (“L'arrivo della lozione” che sciacqua via la forfora come cripticamente diceva Sebastiano Masselli detto lo scrittore in un suo romanzetto sperimentale). Nel marzo di quell'anno la situazione sembrò precipitare o anche decollare, sempre questione di punti di vista. Ormai ero "dialettico e criticista" oltre che un sacco di altre cose; i tempi dei pantaloni Facis erano morti e sepolti.

Dopo una serie di scioperi, blocchi stradali, cortei gli studenti del liceo trovarono la forza di occupare la scuola. La sede di via Pietro Micca divenne un bivacco e, come diceva Lalla De Ambus avremmo portato i cavalli dei cosacchi ad abbeverarsi nei bagni del liceo. Roby Paganelli, detta la Rouge preferiva un'altra metafora: la scala del liceo era la scalinata di Odessa, (la sua cultura cinematografica era vicina allo zero, ma io ero il suo consulente per l'immagine e con le mie metafore faceva sempre la sua "porca figura"; l'unica pecca era che non avevamo la carrozzina da scaraventare giù dalla scala. 

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