Qualcuno suggerì di far volare giù dalle scale lo scheletro su rotelle usato dalla docente di anatomia artistica, ma sarebbe sembrato un film di Tim Burton ante-litteram, quindi si decise di soprassedere alla questione.
La palestra divenne il dormitorio degli occupanti. Naturalmente anche una specie di alcova, come in ogni occupazione che si rispetti, ci si "occupava" anche di altro e non solo di assemblee e prese di posizione. Il cuore nevralgico dell'occupazione però era il chiostro del liceo. Era il luogo di incontro e scontro; tutte le febbrili attività cominciavano dal chiostro. Nel chiostro permanevano durante il giorno molti studenti: anarchici, movimentisti, comunisti, "pidiuppini"; prima che sia Franz a spiegarvi cosa significhi "pidiuppino", lo faccio io: si trattava degli studenti che si riunivano sotto le bandiere del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo; allora di partiti comunisti ve n'erano per tutti i gusti. Nessuno lo era davvero, ma tutti dicevano di essere quello originale. Il chiostro era anche un luogo di svago e relax, per esempio ci stazionava perennemente Manuele Biancofiore detto Che Guevara che ormai da diversi giorni suonava l'Avvelenata di Francesco Guccini come un disco rotto. Un giorno Enza Molinari, detta Baguette, una compagna della classe 1^A che io conoscevo dai tempi dell'asilo e che ancora oggi considero la mia amica più antica, ebbe una folgorante illuminazione. In quei giorni al palazzo dello sport della città doveva tenere un concerto proprio Francesco Guccini, quale occasione migliore di salire sul palco durante l'esibizione del grande cantautore e chiedere di leggere un comunicato?! Allora la lettura di un comunicato non si negava a nessuno, un po' come oggi un Tweet o uno "stato" su Facebook; le logiche erano simili: tutti leggevano comunicati e tutti gli altri, dopo un'ovazione, se ne fregavano completamente. Oggi avviene lo stesso sui social network, ma allora era tutto molto più passionale e sanguigno.
Durante il concerto, al palasport, dal folto gruppo degli studenti dell'artistico presenti, fu fatta salire sul palco Enza Baguette Molinari e l'immancabile Lalla De Ambus. Lessero il comunicato dove si annunciava l'occupazione ad oltranza del liceo artistico, in lotta per ottenere una miglior struttura, ma, naturalmente anche contro la scuola dei padroni, la disoccupazione, i diritti della donne, la pace nel mondo e un sacco di altre cose. Il risultato dell'accorato appello però non fu solo l'ovazione di rito, i pugni alzati e l'Internazionale. Francesco Guccini si alzò, prese il microfono dalle mani di Enza Molinari e disse: «'Mo ci vengo a suonare anch'io al liceo artistico.».
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