Dovrei spendere qualche parola anche per i due insegnanti che in una scuola non contano praticamente nulla: quello di religione e quello di ginnastica. Il primo in realtà, per noi contava molto, eravamo noi che contavamo poco per lui. Si chiamava Luigi Usuretti ed era laureato in teologia e in sociologia. Ci dettava appunti come una mitraglia. Ci parlava dei prigionieri politici e delle prostitute e anche dei problemi dei figli delle prostitute. Franz diceva che stava parlando delle Sorelle Materassi ma loro sorridevano lo stesso. Il docente di ginnastica (allora non avevano ancora inventato il misterioso termine di "scienze motorie"), si chiamava Angelino Paracchini, praticamente un disoccupato perché la palestra serviva a tutto, assemblee, concerti, cineforum, anche a limonare con le compagne, ma non certo a fare ginnastica. Allora la forma fisica, gli addominali scolpiti, l'aerobica, non erano delle priorità o come diceva Franz, facevano cagare. L'autunno del 1975 trascorse senza troppi clamori. Solite manifestazioni, solite lezioni, solite schermaglie. Ormai al liceo artistico mi divertivo troppo. Stavo progettando di farmi bocciare per restarci un anno di più. Il liceo artistico aveva quattro anni di corso ordinario più un anno che veniva chiamato integrativo; quello era l'anno dei pentiti, poiché la preparazione del liceo artistico era calibrata per due sbocchi universitari: la facoltà di architettura e l'Accademia delle Belle Arti. Il professor Monia diceva che se non volevamo restare in questo stato di pietosa ignoranza avremmo dovuto almeno frequentare l'anno integrativo e poi proseguire, naturalmente, gli studi all'estero: Parigi, Londra, New York o almeno la FHNV di Basilea (Accademia di Art e Design). Quando dissi all'Angelica e al Renato che volevo andare a Basilea mi dissero che quando sarei andato mi avrebbero dato la lista della spesa perché portassi a casa i dadi per il brodo, il cioccolato e le sigarette perché là costavano meno. Avevo il vago dubbio che mi stessero menando per il naso, che era già un buon risultato, visto che di solito mi menavano e basta. Comunque era prematuro pensarci e come diceva Franz portava anche un po' sfiga.
Quello fu l'anno dell'architettura. Al terzo anno il programma scolastico prevedeva che il disegno geometrico si trasformasse in "architettura". Borsieri era convinto che noi fossimo delle irrecuperabili rape, ma questa non era una novità. Quell'anno mise mano alla Teoria del campo di Attilio Marcolli e non ci fu nulla da fare. Tenendo conto che non esisteva ancora Amnesty International fummo costretti a chinare il capo e subire quanto ci fosse da subire. Borsieri era un fanatico della teoria ed era un ammiratore del suo autore.
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