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Manuele Biancofiore, dopo una serie di spostamenti che sembravano quelli del cubo di Rubik riuscì a sistemarsi in camera con la Paganelli che non sembrava essere nel pieno possesso delle sua facoltà. Chi invece era nel pieno possesso delle proprie facoltà era la Tasso che urlava come un’aquila «Datemi subito il roaming!». La Tasso era una grande viaggiatrice e così imparai che il roaming altro non era che la disposizione degli alunni nelle camere (certo che se non avessi fatto l’artistico queste cose non le avrei mai imparate). Dopo aver avuto tra le mani il roaming, la Tasso partì per una spedizione punitiva che avrebbe dovuto riportare lo status quo nell’occupazione delle camere. Ma si sa che l’amore o meglio, il desiderio, fa superrare ogni barriera e così Manuele Biancofiore riuscì ad insinuarsi nella camera di Roby Paganelli e al momento dell’irruzione della Tasso si nascose sul cornicione di fianco al balcone sotto la pallida luce della luna veneziana. Si potrebbe dire che sembrava Giacomo Casanova ma Franz disse «Se ‘sto coglione vola di sotto va a finire che dobbiamo andare al funerale». Complice qualche ombreta di troppo la Paganelli non sembrava nemmeno più la Rouge ma Giulietta Capuleti, secondo la versione di Franz “una cagna in calore”. Comunque sia sembravano esserci proprio tutte le condizioni perché il misfatto a carattere sessuale si consumasse. Ma se Venere, Bacco e tabacco spesso vanno insieme non è detto che poi tutto funzioni a meraviglia, infatti mentre tutti erano in attesa nelle rispettive stanze dell’esito del “convegno amoroso” tra i due , Manuele Biancofiore uscì nel corridoio, leggermente barcollante ed urlò: «Non mi viene duro!». Il corridoio fu pervaso dalla delusione e dallo sconcerto di tutti tranne che quello di Franz che abbassandosi i pantaloni prontamente rispose: «Entra il numero tredici!». Proprio in quell’istante uscì dalla stanza anche Manuela Tasso della quale non sto a riportare l’intervento ma che succintamente diceva che essendo noi un gruppo di decerebrati avremmo avuto un trattamento obbligatorio adeguato alla situazione creatasi e che sarebbe stato posto in essere a partire dal giorno dopo. La Paganelli e Biancofiore vennero separati e vivisezionati, riposizionati nei rispettivi letti, le porte delle stanze si richiusero, il corridoio tornò ad essere silenzioso ed anche un po’ malinconico. Manuela Tasso montò la guardia per tutta la notte come un vopos su una torretta di Berlino Est, mancava solo il filo spinato.

Il giorno dopo, sembrava di essere in una prigione di Pankow negli anni Sessanta. Ce l’eravamo cercata ma la gita continuò anche se la Tasso con lo sguardo torvo non ci rivolse la parola per tre giorni.
In quel giugno del 1975 alla Biennale era di scena il settore musica e spettacolo. 

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