Eravamo su una china pericolosa ma ormai Belle, Consapevoli, Sorelle, maschietti, tutti avevamo "preso coscienza" di essere degli analfabeti dell'arte.
Partimmo alla volta di Venezia. Come in tutte la gite che si rispettino c'era allegria e confusione. Sul treno Manuele Biancofiore attaccò una versione di Satisfaction dei Rolling Stones che iniziò a Milano Rogoredo e finì a Mestre, il professor Monia in un altro scompartimento affascinava le Belle e maledette mostrando loro un portento della tecnica; si trattava di una macchina fotografica che si chiamava Hasselblad 1600 F. Monia ne parlava come fosse una persona per dire la verità "le" parlava. Le belle lo ascoltavano estasiate, qualcuna si era sciolta anche i capelli togliendo il Rapidograph Koh-i-noor dallo chignon per sembrare più interessante. Nel corridoio Borsieri con abito gessato grigio chiaro, pipa e Nikolaus Pevsner tra le mani leggeva ignorando la caciara. Alla gita partecipava anche la professoressa Manuela Tasso alla quale più avanti Franz troverà un soprannome adeguato: la Perfida. La nuova insegnante di chimica aveva preso il posto della povera Emiliana Ferrarese in lutto stretto per la morte della cagnolina Trinacria. La nuova docente di scienze e chimica veniva da Milano, e dopo poche settimana si era guadagnata sul campo il soprannome tutto meritato coniato da Franz. A Franz piaceva, perché diceva che almeno avrebbe fatto piangere le Belle e maledette ma soprattutto le Consapevoli del proprio ruolo; le Sorelle Materassi no, tanto quelle sorridevano sempre. La Tasso era stata preceduta dalla sua fama, poiché era stata l'anno prima insegnante dei nostri nemici della classe 1^A. Durante il viaggio si capì subito che aria tirava: interrogava anche sul treno.
A Venezia eravamo sistemati in un hotel al Lido, all’Hotel Villa Mabapa quegli alberghi che ospitano comitive di studenti e in cui la promiscuità diveniva la regola, Tasso permettendo. Il primo giorno già dal trasbordo dal Lido verso la Punta della Dogana si capì che non si sarebbe trattato di una passeggiata. Monia incominciava a dare i primi segni di disprezzo per il fatto che qualcuno si faceva fotografare sul vaporetto.
Naturalmente il professor Monia non avrebbe sprecato uno scatto della sua Hasselblad 1600 F per fotografie demenziali come quelle; va ricordato che non essendo tempi di cellulari o macchine fotografiche digitali, gli scatti si centellinavano, anche perché la pellicola costava e i rullini avevano 12, 24 o, al massimo, 36 pose; situazione da paleolitico della fotografia, ma Monia si sentiva Nadar, Bardi Stieglitz, Borsieri, Cartier-Bresson.
Nessun commento:
Posta un commento