Sui giornali che spuntavano dalla tasca del professor Monia invece si leggevano titoli con parole che non avevo mai sentito come, "lotta di classe”, “autogestione”, “autonomia operaia”. Erano parole da eskimo e non da pantaloni Facis. Poi c'era chi portava il loden. Un cappotto verde leggermente scampanato sul fondo che veniva dal Tirolo. Di solito lo indossavano i professori di matematica e qualche studente che però veniva subito sospettato di essere un "fascista" anche se mio nonno Giovanni mi aveva sempre detto che i fascisti vestivano in "orbace" e con la camicia nera. Insomma ero in preda anche
ad una certa confusione stilistica, oltre a tutto il resto.
A casa L'Angelica e il Renato mi chiedevano come andava la scuola, ma soprattutto mi chiedevano
cosa imparavo. Io avevo difficoltà a rispondere semplicemente perché non sapevo cosa stessi
imparando e non erano tempi in cui avrei potuto rispondere che quel mese di ottobre avevamo
imparato a “socializzare”; di sociale allora c'era il cinema del paese vicino e la “previdenza”, per il
resto l'aggettivo “sociale” era pressoché sconosciuto, almeno per quelli che non erano soggetti
sociali consapevoli. Restavo sempre nel vago, citavo dei nomi e raccontavo più che altro dei miei
compagni di classe, per meglio dire solo di alcuni di loro, quelli più vicini al mio modo di essere.
La classe era piuttosto variegata e si poteva distinguere in tre sottocategorie: gli estrosi, i razionali e
i residuali. Gli estrosi erano, naturalmente i più convinti, avevano generalmente mamme bionde o
con i capelli tagliati alla maschio; arrivavano al liceo in due modi o con la bicicletta da corsa oppure
accompagnati dalle madri con l'auto. Spesso suonavano la chitarra, avevano i jeans stinti abitavano
entro la cerchia dei bastioni e al pomeriggio si ritrovavano in pasticceria o a casa di uno o dell'altro.
Sarebbero diventati i futuri insegnanti ma anche artisti, galleristi, stilisti. Alla seconda categoria, i
razionali, apparteneva più d'uno con indosso un loden; addirittura uno aveva un berretto di loden
come il cappotto e alle manifestazioni conduceva il corteo urlando dentro un microfono delle parole
in francese che pare si dicessero nel Sessantotto. Questi sono diventati tutti architetti,
sovrintendenti, assessori e/o galeotti. Per i residuali si fa presto eravamo Franz ed io; dei residuali
non c'è da dire un gran che, tranne che eravamo capitati lì da un altro mondo non si sa perché né per
fare che cosa. La classe era poi composta da maschi e femmine ed era proprio tra le femmine, che
erano la maggioranza che si poteva fare una distinzione in sottogruppi piuttosto precisa: le Belle e
maledette, categoria alla quale aspiravano appartenere tutte, le Consapevoli del proprio ruolo e le
sorelle Materassi. Le Belle e maledette erano il nucleo più nutrito. Avevano fasce in testa come chi
ha l'emicrania, le gonne a fiori che io avevo visto solo sull'ottomana di mia zia Fedora, certe
avevano gli occhiali con le lenti rotonde e con la montatura di osso.
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